Giro delle Tre Cime di Lavaredo: la guida che funziona davvero

Tre settimane fa ho incontrato una coppia che aveva appena finito il giro delle Tre Cime. Erano partiti alle undici del mattino, d’agosto, senza prenotare il parcheggio. Hanno impiegato quaranta minuti per trovare posto, altri trenta in fila alla navetta, e poi quattro ore e mezza per fare un percorso che sulla carta ne richiede tre. Quando li ho visti erano esausti, delusi, e continuavano a ripetere “ma ci avevano detto che era facile”.

Il giro delle Tre Cime di Lavaredo è tecnicamente un’escursione di media difficoltà. Nove chilometri e mezzo, quattrocento metri di dislivello, tre ore e un quarto se cammini a passo costante. Sulla carta è fattibile per chiunque abbia un minimo di allenamento. Nella realtà, dipende da quando parti, come arrivi, e cosa ti aspetti di trovare.

Dopo vent’anni, ti dico una cosa: il giro delle Tre Cime può essere un’esperienza straordinaria o una giornata frustrante. La differenza non sta nel percorso, sta in come ti organizzi.

Nelle immediate vicinanze del rifugio Auronzo, ci sono pascoli affollati da mucche.

Cosa sono le Tre Cime e perché tutti vogliono andarci

Le Tre Cime di Lavaredo sono tre pareti di roccia verticali che emergono dal paesaggio dolomitico come dita di pietra. Cima Grande (2999 metri), Cima Ovest (2973 metri), Cima Piccola (2857 metri). Sono diventate il simbolo delle Dolomiti, riconosciute patrimonio UNESCO, e compaiono su migliaia di foto, cartoline, manifesti turistici.

Il motivo per cui tutti vogliono vederle è semplice: sono oggettivamente impressionanti. Tre pareti nord che si stagliano contro il cielo, con quella forma inconfondibile che riconosci anche da lontano. Ma c’è una differenza tra vederle da Misurina con il binocolo e girarci intorno camminando alla loro base. E quella differenza si chiama “giro ad anello delle Tre Cime”.

Il percorso si snoda all’interno del Parco Naturale Tre Cime, istituito nel 1981, che copre quasi dodicimila ettari tra la provincia di Belluno e quella di Bolzano. È un’area protetta dove trovi flora alpina, camosci, marmotte, e se sei fortunato qualche aquila che gira sopra le creste. Il paesaggio cambia a ogni curva del sentiero: ghiaioni bianchi, prati alpini, laghetti nascosti, rocce modellate dal tempo.

Ma quello che rende speciale questo posto non è solo la natura. È anche la storia. Durante la Prima Guerra Mondiale qui si combatteva, e lungo il percorso trovi ancora tracce di quel periodo: trincee, postazioni, e monumenti che ricordano cosa è successo su queste montagne. La maggior parte della gente passa davanti senza fermarsi, ma se ti prendi il tempo di guardare, capisci che stai camminando su un pezzo di storia europea.

Il percorso: quello che devi sapere prima di partire

Il giro delle Tre Cime di Lavaredo è un anello che parte e arriva al Rifugio Auronzo, a 2320 metri di altitudine. Lunghezza totale: circa 9,5-10 chilometri, dipende da quale variante prendi. Dislivello: 400 metri in salita, 400 in discesa. Tempo di percorrenza: tre ore e un quarto se cammini senza fermarti mai, quattro ore se ti fermi qualche volta a guardare il panorama, cinque o sei ore se parti nel momento sbagliato e trovi troppa gente.

Il sentiero principale è il numero 101, che ti porta dal Rifugio Auronzo alla Forcella Lavaredo passando per il Rifugio Lavaredo. Da lì prosegui sul sentiero 105 e poi sull’Alta Via delle Dolomiti numero 4, passando per il Rifugio Locatelli, Malga Lange, e infine tornando al punto di partenza attraverso la Forcella di Mezzo.

È un percorso segnalato, ben battuto, con indicazioni chiare. Non ti perdi, a meno di non essere completamente distratto. Il fondo è misto: tratti su ghiaione bianco, altri su prato, altri su roccia. Ci sono alcuni passaggi esposti ma mai pericolosi, e nessun tratto attrezzato che richieda imbragatura o casco.

Sulla carta, ripeto, è alla portata di tutti. Nella pratica, ci sono dettagli che fanno la differenza.

Poco dopo la partenza dal rifugio Auronzo, sulla sinistra si può vedere Auronzo ed il suo lago.

Dal Rifugio Auronzo alla Forcella Lavaredo

Il primo tratto è una salita graduale di circa un’ora e mezza lungo il sentiero 101. Parti dal Rifugio Auronzo, passi davanti alla chiesetta di Maria Ausiliatrice (che molti ignorano, ma vale una sosta), e prosegui verso il Rifugio Lavaredo a 2344 metri. Il paesaggio qui è aperto, con le Tre Cime che dominano alla tua destra. Se parti presto al mattino la luce è perfetta, con il sole che illumina le pareti nord in modo laterale. Se guardi nella valle alla tua destra, spesso ci sono le marmotte che giocano nel prato, fra le scritte con i sassi.

Dal Rifugio Lavaredo continui verso la Forcella Lavaredo, a 2454 metri. È il punto più alto del giro, e da qui la vista cambia completamente. Ti trovi tra le Tre Cime e il Monte Paterno, con un panorama a 360 gradi che include anche le Dolomiti di Sesto in lontananza. Questo è il primo punto dove la gente si ferma a lungo per le foto, e in alta stagione può diventare un ingorgo di persone con treppiedi e selfie stick.

La salita non è tecnicamente difficile, ma si sente l’altitudine. Se vivi in pianura e non sei abituato a camminare sopra i duemila metri, respiri più velocemente e le gambe pesano di più. Non è un problema se prendi il tuo ritmo, diventa un problema se pensi di correre come in città.

La prima parte del percorso si presenta così

Dalla Forcella Lavaredo al Rifugio Locatelli

Da Forcella Lavaredo scendi leggermente e prosegui sul sentiero 105, che costeggia il versante sud delle Tre Cime. Questo è il tratto più spettacolare del giro. Le pareti rocciose sono a pochi metri da te, e ti rendi conto delle dimensioni reali di queste montagne. Cammini su ghiaioni bianchi che scricchiolano sotto i piedi, con il Monte Paterno sulla sinistra che sembra sorvegliare tutto.

Dopo circa quaranta minuti arrivi al Rifugio Locatelli, a 2405 metri. Questo è il punto strategico dell’intero giro: vista frontale sulle Tre Cime, prati dove sedersi, e un rifugio dove puoi fermarti a mangiare qualcosa. Il problema è che lo sanno tutti, e in estate il rifugio è pieno dalla mattina alla sera. Se vuoi sederti dentro devi aspettare, se vuoi pranzare devi prenotare.

Io consiglio di portarsi qualcosa da mangiare nello zaino e fermarsi sui prati intorno al rifugio. Stessa vista, nessuna fila, e risparmi anche… Ricordati che la montagna devi lasciarla come la trovi: pulita! I rifiuti si portano a valle, sempre.

Una delle foto più iconiche delle Tre Cime di Lavaredo, dalle grotte vicino al Rifugio Locatelli

Dal Rifugio Locatelli a Malga Lange e Ritorno

Dal Rifugio Locatelli prosegui in discesa verso Malga Lange, a 2232 metri. Il sentiero scende dolcemente attraverso prati alpini e piccoli laghetti. Questo tratto è il più tranquillo del giro, meno affollato e più rilassante. Malga Lange è un altro punto dove puoi fermarti, ma è molto più piccola e semplice del Rifugio Locatelli.

Durante questo tratto di percorso, puoi fermarti nelle grotte per scattare questa “iconica foto” dove le Tre Cime di Lavaredo sembrano esser fotografate in un foro nella roccia. In realtà la foto è fatta dall’interno di una grotta proprio vicino al Rifugio Locatelli.

Da qui il percorso risale leggermente verso la Forcella di Mezzo e Col Forcellina, e poi ridiscende verso il Rifugio Auronzo. L’ultimo tratto è abbastanza monotono: cammini su ghiaioni e sassi, le Tre Cime le hai ormai alle spalle, e pensi solo ad arrivare. Ci vogliono circa quaranta minuti, e se hai già camminato per tre ore e mezza ti sembrano lunghi.

Quando torni al Rifugio Auronzo hai completato l’anello. Novanta per cento della gente si siede, si toglie le scarpe, e ordina qualcosa da bere. È il momento giusto per farlo. Io, di solito, chiudi con una birra fresca, gelata.

Come arrivare al Rifugio Auronzo (senza impazzire)

Qui casca l’asino. Il giro delle Tre Cime di Lavaredo parte dal Rifugio Auronzo, a 2320 metri. Per arrivarci hai tre opzioni: a piedi, in auto o navetta. Tutte e tre hanno vantaggi e svantaggi, e se non ti organizzi bene perdi tempo e pazienza ancora prima di iniziare a camminare.

Arrivare a piedi

Questo vale solo se sei allenato, pronto a camminare per almeno 6/7 ore. Per arrivare a piedi alle Tre Cime di Lavaredo da Misurina, segui il sentiero che parte dal Lago di Antorno (circa 8 km a piedi, 2 ore e mezza di cammino), che ti porterà fino al Rifugio Auronzo. Da qui, inizia il tuo giro sull’anello delle Tre Cime.

Arrivare in Auto

Da Misurina parte una strada a pedaggio di otto chilometri che sale al Rifugio Auronzo. È una strada stretta, con tornanti continui. La guida non è tecnicamente difficile, ma richiede attenzione. Il pedaggio costa circa 40 euro per l’auto (prezzi 2025), e ti risparmia il cammino in salita rispetto a partire da Misurina a piedi. Nota bene, il pedaggio va prenotato in anticipo, anche per i chi ha il tagliando di portatore di handicap.

Il problema è il parcheggio. Il Rifugio Auronzo ha un parcheggio limitato, e in estate si riempie prestissimo. Se arrivi dopo le nove trovi già difficoltà, se arrivi dopo le dieci e trenta dimentica. Oppure aspetti che qualcuno liberi un posto, e possono passare ore.

Dal 31 maggio al 12 ottobre 2025, durante l’alta stagione, è obbligatoria la prenotazione anticipata del parcheggio. Lo puoi fare online sul sito ufficiale, e ti consiglio di farlo almeno una settimana prima, soprattutto se vieni nei weekend o ad agosto. Senza prenotazione ti mandano indietro, e hai buttato via la mattina.

Se vieni fuori stagione – giugno prima del 31, settembre dopo il 12, o in autunno inoltrato – la situazione è più gestibile. Ma resta sempre il fatto che il parcheggio è limitato, quindi meglio arrivare presto.

Arrivare con la navetta

L’alternativa è la navetta, la linea 444 che parte da Misurina e sale al Rifugio Auronzo. È disponibile dallo stesso periodo dell’obbligo di prenotazione, dal 31 maggio al 12 ottobre. Le corse sono frequenti, partono ogni trenta-quaranta minuti nelle ore di punta, e il costo è circa 10 euro a persona andata e ritorno.

Il vantaggio è che non devi guidare, non devi preoccuparti del parcheggio, e contribuisci a ridurre il traffico sulla strada. Lo svantaggio è che devi rispettare gli orari, e se arrivi in un momento di punta la navetta può essere piena. In quel caso aspetti la corsa successiva, e perdi altro tempo.

Puoi anche arrivare da Dobbiaco con un altro autobus che ti porta a Misurina, e da lì prendere la navetta. È fattibile, ma richiede più organizzazione e più tempo. Funziona se non hai l’auto o se vuoi fare tutto con mezzi pubblici, ma devi pianificare bene gli orari.

Il mio consiglio pratico

Se puoi scegliere, vieni in auto, prenota il parcheggio online con largo anticipo, e parti da casa in modo da arrivare al Rifugio Auronzo entro le sette e mezzo del mattino. Questo ti garantisce posto, ti evita la folla sul sentiero, e ti permette di fare il giro con calma godendoti davvero il paesaggio.

Se non puoi arrivare così presto, usa la navetta. Almeno non ti stressi per il parcheggio, e anche se arrivi più tardi almeno sei sicuro di salire.

Se arrivi dopo le dieci senza prenotazione e senza navetta, stai sbagliando approccio. Torna un altro giorno.

Quanto è difficile davvero

Tutti ti dicono che il giro delle Tre Cime è “di media difficoltà” o “adatto anche a escursionisti non esperti”. È vero, ma con precisazioni importanti.

Il dislivello di 400 metri in salita e 400 in discesa non è molto, se confrontato con altre escursioni dolomitiche. La lunghezza di 9,5 chilometri è gestibile. Ma ci sono tre fattori che fanno la differenza: altitudine, durata, e preparazione fisica.

L’altitudine si sente

Parti da 2320 metri e arrivi fino a 2454 metri alla Forcella Lavaredo. Se vivi in pianura e non sei abituato a camminare sopra i duemila metri, il tuo corpo lavora di più. Respiri più velocemente, il cuore batte più forte, e le gambe si stancano prima. Non è pericoloso, ma è reale.

Il mio consiglio è di andare lentamente, soprattutto nel primo tratto in salita. Molti partono a passo sostenuto come se fossero su un sentiero di collina, e dopo un’ora sono già provati. Prenditi il tuo tempo, respira, e fermati quando serve. Non è una gara.

Durata e resistenza

Tre ore e un quarto sono la durata teorica, camminando senza fermarsi. Nella pratica, con le soste per foto, pause, e magari una sosta più lunga al Rifugio Locatelli, ci metti almeno quattro ore. Se non sei allenato o hai bambini piccoli, anche cinque e mezzo.

Quattro ore di cammino continuo richiedono un minimo di resistenza fisica. Non serve essere atleti, ma se l’ultima escursione che hai fatto era dieci anni fa, questa non è la migliore per ricominciare. Meglio fare prima qualche camminata più breve per riprendere confidenza.

Una ricarica al Rifugio Lavaredo, bella ghiacciata,

Per chi è adatto

Il giro delle Tre Cime è adatto a chiunque abbia un minimo di allenamento e sia abituato a camminare per qualche ora. Se fai regolarmente passeggiate in montagna, anche di poche ore, non avrai problemi. Se hai bambini sopra i dieci anni abituati a camminare, è fattibile. Se hai una buona forma fisica ma non sei un escursionista esperto, ce la fai tranquillamente.

Non è adatto a chi non cammina mai, a chi ha problemi cardiaci o respiratori non controllati, o a bambini piccoli che non camminano per più di un’ora. Non è adatto a chi pensa di farlo con scarpe da ginnastica da città, senza acqua, e senza sapere cosa aspettarsi.

Varianti più facili

Un’opzione è fermarti alla Forcella Lavaredo e poi tornare indietro. Vedi il punto più alto, hai la vista migliore, e risparmi due ore di cammino. Non completi l’anello, ma vedi il meglio.

Quando andare (e quando evitare)

La stagione ideale per il giro delle Tre Cime va da giugno a ottobre. Prima di giugno c’è ancora neve sul sentiero, soprattutto nei tratti in ombra, e serve attrezzatura adeguata. Dopo ottobre dipende dall’anno, ma in generale le condizioni diventano più difficili e alcuni rifugi chiudono.

Estate (giugno-agosto)

L’estate è il periodo più frequentato. Le temperature sono miti, il sentiero è asciutto, i rifugi sono tutti aperti. Il problema è la folla. Ad agosto, soprattutto nei weekend, il sentiero diventa una processione. Incontri centinaia di persone, i punti panoramici sono affollati, e l’esperienza perde molto del suo fascino.

Se devi venire in estate, scegli giugno o i primi giorni di luglio, quando c’è meno gente. Oppure vieni tra settembre e metà ottobre, quando le scuole sono riaperte e il flusso turistico cala drasticamente.

Autunno (settembre-ottobre)

Per me il periodo migliore. Le temperature sono più fresche ma ancora piacevoli durante il giorno, i colori della montagna cambiano completamente, e soprattutto c’è molta meno gente. I larici diventano gialli, l’aria è più limpida, e la luce è perfetta per le fotografie.

L’unico svantaggio è che le giornate si accorciano, quindi devi partire prima per avere abbastanza luce. E il meteo diventa più instabile, con possibilità di temporali improvvisi o neve precoce.

Orario ideale

Il momento migliore per partire è tra le sei e le sette del mattino. Arrivi al Rifugio Auronzo che il sole è appena sorto, inizi a camminare con la luce perfetta, e quando arrivi alla Forcella Lavaredo sono le otto-nove. A quell’ora sei praticamente da solo, o quasi.

Partire dopo le dieci è un errore, soprattutto in estate. Trovi già molta gente sul sentiero, il sole è alto e fa caldo, e quando torni al parcheggio nel primo pomeriggio sei stanco e sudato. Partire presto cambia completamente l’esperienza.

Cosa portare nello zaino

Ho visto gente partire con uno zainetto da città, una bottiglietta d’acqua da mezzo litro, e scarpe da ginnastica. E li ho visti tornare esausti, disidratati, con vesciche ai piedi. L’equipaggiamento giusto non è opzionale, è necessario.

Scarpe

Scarpe da trekking con suola aderente. Non scarpe da ginnastica, non scarpe da running, non sandali. Scarpe da trekking vere, possibilmente già usate in altre occasioni per evitare vesciche. Il sentiero ha tratti su ghiaione, su roccia, e alcuni passaggi dove serve stabilità. Con scarpe sbagliate rischi di scivolare o farti male.

Abbigliamento

Anche d’estate, a 2400 metri la temperatura può scendere improvvisamente. Portati sempre una giacca antivento o una felpa. Il principio dei tre strati funziona bene: maglietta traspirante, strato intermedio (pile o felpa), e giacca impermeabile. Così puoi togliere o mettere a seconda delle condizioni.

Pantaloni lunghi sono meglio dei pantaloncini, soprattutto se il sentiero è bagnato o ci sono insetti. Ma se fa caldo vanno bene anche i pantaloncini, purché tecnici e non di jeans.

Acqua e cibo

Porta almeno un litro e mezzo di acqua a persona, meglio due litri. Lungo il percorso puoi riempire le borracce ai rifugi, ma non sempre le fontane funzionano e comunque è meglio avere autonomia. La disidratazione a quell’altitudine ti fa sentire male molto più velocemente che in pianura.

Per il cibo, porta snack energetici: barrette, frutta secca, cioccolato. Se vuoi fermarti per un pranzo vero puoi farlo al Rifugio Locatelli, ma costa e devi prenotare. Io mi porto sempre dei pasti fatti in casa, un po’ di formaggio, e qualche mela. Mangio sui prati vicino al rifugio, spendo zero, e sto meglio.

Altro

Crema solare, sempre. Il sole a quell’altitudine è molto più forte e ti scotti in mezz’ora anche con il cielo nuvoloso. Occhiali da sole. Cappello. Bastoncini da trekking se sei abituato a usarli, aiutano nei tratti in discesa.

E il telefono carico. Serve per le foto, ma anche per sicurezza. Il segnale c’è quasi ovunque, ma non è garantito. Se hai una app di mappe offline scarica il percorso prima di partire.

La storia che non ti raccontano

La maggior parte della gente cammina sulle Tre Cime guardando solo le montagne. È comprensibile, il paesaggio è spettacolare. Ma se guardi meglio ti accorgi che stai camminando su un campo di battaglia della Prima Guerra Mondiale.

Tra il 1915 e il 1917 qui si combatteva. Il fronte cadorino attraversava queste montagne, con gli italiani da una parte e gli austro-ungarici dall’altra. Soldati che vivevano in trincee scavate nella roccia, a duemila metri di altitudine, con il freddo, la neve, e il nemico a pochi metri. Molti non sono morti in combattimento, ma per le condizioni ambientali: assideramento, valanghe, malattie.

L’Angelo Guerriero

Lungo il percorso, vicino ai Piani di Lavaredo, c’è una statua alta due metri e mezzo che rappresenta un angelo guerriero. Molti passano davanti senza fermarsi, pensando che sia solo un monumento turistico. Ma ha una storia precisa.

La statua fu commissionata dal comandante dell’8° reggimento bersaglieri e realizzata dal bersagliere Vittorio Morelli. Rappresenta lo spirito della montagna che veglia sui caduti di tutte le armi. L’angelo tiene una spada che trafigge una serpe, simbolo della vittoria sul male. È dedicata a tutti i soldati morti su queste montagne, italiani e austro-ungarici insieme.

Quando ci passo mi fermo sempre qualche minuto. Non per retorica, ma perché mi ricorda che questo posto non è solo natura. È anche memoria. E mi sembra giusto riconoscerlo.

Tracce della Guerra

Se ti allontani di pochi metri dal sentiero principale, soprattutto nella zona del Monte Paterno e dei Piani di Lavaredo, trovi ancora trincee, postazioni, resti di baracche. Alcuni tratti sono stati restaurati e resi visitabili, altri sono lasciati così come erano. Puoi entrare dentro una trincea e immaginare cosa significasse stare lì per mesi, con il freddo e la paura.

Non tutti vogliono fermarsi a vedere queste cose, e va bene così. Ma se hai tempo e interesse, questi luoghi aggiungono un livello di profondità all’escursione. Non è solo un giro panoramico, è anche un pezzo di storia europea.

Cosa fare se qualcosa va storto

La montagna non perdona gli errori. Non sto dicendo questo per spaventarti, ma per farti capire che serve un minimo di preparazione e consapevolezza.

Meteo

Il meteo in quota cambia velocemente. Puoi partire con il sole e trovarti dentro un temporale un’ora dopo. Prima di partire controlla sempre le previsioni, e non quelle generiche, ma quelle specifiche per la montagna. Se danno temporali nel pomeriggio, parti molto presto e torna prima che arrivino.

Se ti prende il temporale mentre sei sul sentiero, cerca riparo in un rifugio o in una depressione del terreno. Non restare sui crinali, non metterti sotto alberi isolati, e allontanati da pali metallici o strutture esposte. Aspetta che passi, anche se ci vogliono ore. È meglio arrivare tardi che non arrivare.

Infortuni

Se ti fai male o vedi qualcuno in difficoltà, chiama il 112. Il soccorso alpino interviene anche per piccoli infortuni, meglio chiamare prima che la situazione peggiori. Non improvvisarti soccorritore se non sai cosa fare, puoi peggiorare le cose.

Se sei tu a sentirti male – mal di testa forte, nausea, vertigini – fermati subito. Potrebbe essere mal di montagna. Scendi di quota il prima possibile, anche se significa interrompere il giro.

Orientamento

Il sentiero è ben segnalato e non ti perdi. Ma se per qualche motivo ti trovi disorientato, fermati e ragiona. Guarda i segnavia, controlla la mappa, e se hai dubbi torna indietro fino all’ultimo punto sicuro. Non continuare a caso sperando di ritrovare il sentiero, in montagna funziona male.

Altre attività alle Tre Cime (se camminare non ti basta)

Il giro ad anello è l’attività principale, ma non è l’unica cosa che puoi fare in questa zona.

Mountain bike

Da Dobbiaco parte un percorso mountain bike di 25 chilometri con 1162 metri di dislivello che arriva al Rifugio Auronzo. È impegnativo, richiede buone gambe e una bici adatta, ma è uno dei percorsi più belli delle Dolomiti. Se sei un ciclista esperto e vuoi combinare salita in bici e poi giro a piedi, è fattibile. Ma preparati a una giornata lunga e faticosa.

Ciaspole (inverno)

D’inverno, quando la neve copre tutto, il giro delle Tre Cime si può fare con le ciaspole. È un’esperienza completamente diversa: silenzio totale, paesaggio bianco, e quasi nessuno in giro. Richiede esperienza invernale, attrezzatura adeguata, e consapevolezza dei rischi legati a valanghe e condizioni meteo. Non è per principianti, consiglio una guida anche ai più esperti.

Arrampicata

Le Tre Cime sono famose anche per l’arrampicata. Ci sono oltre 25 vie sulle tre pareti, alcune delle quali sono tra le più celebri delle Alpi. Ma questo è territorio per esperti, con attrezzatura specifica e preparazione tecnica. Se vuoi provare, puoi andare a Brunico alla palestra di roccia, non qui. Non è qualcosa che improvvisi.

Domande che mi fanno sempre

Posso fare il giro con i bambini?
Dipende dall’età e dall’abitudine a camminare. Con bambini sopra i dieci anni che camminano regolarmente, sì. Con bambini più piccoli meglio la variante corta fino al Rifugio Lavaredo. Con bambini sotto i sei anni, ti dovrei dire scordatelo, in realtà io l’ho fatto.

Posso portare il cane?
Tecnicamente sì, ma tienilo al guinzaglio e raccogli le deiezioni. Considera però che sono 9,5 chilometri su sentiero roccioso, e non tutti i cani ce la fanno. Se hai un cane piccolo o anziano, lascialo a casa.

È necessaria la guida?
No. Il sentiero è ben segnalato e non richiede competenze tecniche. Una guida ha senso solo se vuoi approfondire aspetti naturalistici, storici, o geologici.

Quanto costa?
Il pedaggio per la strada è circa 40 euro (auto), la navetta circa 10 euro a persona andata e ritorno. Se mangi ai rifugi calcola 15-20 euro per un piatto. Se ti porti il cibo da casa e usi la navetta, spendi poco.

C’è copertura telefonica?
Sì, quasi ovunque. Ma non è garantita in tutti i punti, soprattutto nelle conche o dietro le rocce. Scarica le mappe offline prima di partire.

Posso fare il giro al contrario?
Sì, ma il 90% della gente lo fa in senso antiorario (Rifugio Auronzo → Forcella Lavaredo → Rifugio Locatelli). Andare in senso opposto non è vietato, ma troverai il flusso di gente contro e potrebbe essere meno comodo.

L’errore che fanno tutti

C’è un errore che vedo fare continuamente, e che rovina l’esperienza a molta gente: arrivare senza prepararsi e pensare che basti presentarsi.

Il giro delle Tre Cime di Lavaredo è diventato così famoso che molti lo affrontano con l’atteggiamento da turista, non da escursionista. Arrivano in infradito, senza acqua, senza controllare il meteo, senza prenotare il parcheggio. E poi si lamentano che è difficile, che c’è troppa gente, che non è come se lo aspettavano.

La montagna richiede rispetto. Non nel senso retorico, ma nel senso pratico. Devi informarti, prepararti, portare l’attrezzatura giusta, e avere un minimo di consapevolezza di dove stai andando. Se lo fai, il giro delle Tre Cime è un’esperienza bellissima. Se non lo fai, diventa una giornata faticosa e frustrante.

Io ci sono passato, in ogni stagione e con quasi ogni tipo di tempo. E continuo a trovarlo spettacolare. Ma solo quando è fatto bene, con i tempi giusti, e con il rispetto che merita.

Vieni preparato, parti presto, cammina con calma. Il resto viene da sé.

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